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Oggi, San Daniele del Friuli, è conosciuta in tutto il mondo per la produzione del pregiato prosciutto crudo DOP ma, fino agli anni ’80, era nota anche per la produzione artigianale di calzature, potendo vantare circa una trentina di imprese calzaturiere, tra San Daniele e i paesi limitrofi.
La nascita dei primi calzaturifici della zona risale ai primi anni del ‘900, legata alla produzione della cosiddetta “friulana” o “stafet”, che era la scarpetta delle classi meno abbienti, con la tomaia in velluto (spesso abbellita dal classico ricamo in lana), la suola ricavata da vecchi copertoni di bicicletta, e interamente cucita a mano.
Così, intorno agli anni ’30, San Daniele divenne “il centro della pantofola”.
Con il passare degli anni, e con il proliferare delle imprese calzaturiere, oltre alle stafets, si cominciò a proporre anche altri tipi di calzature: pantofole in panno, articoli da spiaggia e da bagno, e scarpe da passeggio. Dopo la parentesi della seconda Guerra Mondiale, il panorama del settore calzaturiero visse un periodo di continua crescita e fioritura, contribuendo a creare migliaia di posti di lavoro. Si affermò la produzione di “scarpe”, attraverso un complesso metodo di lavorazione, che richiedeva la competenza e la manualità degli operai adibiti alle diverse fasi di produzione (taglio, giunteria, montaggio e finissaggio), i quali divennero presto degli artigiani specializzati.
La produzione di calzature, in quegli anni, aveva la stessa rilevanza di quella del prosciutto. Infatti, la sagra estiva che oggi conosciamo come “Aria di festa” o “Festa del prosciutto”, una volta era la “Festa della pantofola e del prosciutto”.
Il settore calzaturiero friulano raggiunse il livello più alto negli anni ’60 e ’70, quando addirittura stilisti di fama internazionale cominciarono a commissionare calzature da poter marcare con le loro griffes. Nacque così anche il “Made in Friuli”.
Purtroppo però, all’inizio degli anni ’90, a causa dei cambiamenti sociali e dell’ingresso nel mercato di produttori esteri a basso costo, questo piccolo mondo della scarpa subì un durissimo colpo.
Così, una dopo l’altra, le imprese del sandanielese cominciarono a chiudere i battenti; solo alcune riuscirono a superare il momento e ad andare avanti: tra queste il Calzaturificio Mary, che ad oggi può contare sull’intelligenza imprenditoriale del titolare, il Sig. Battigelli, e sugli affezionati dipendenti e collaboratori che lo affiancano da molti anni.

Infatti, a dicembre 2014 il Calzaturificio Mary ha festeggiato con orgoglio i 65 anni di attività.